Gli affari che si fanno in Grecia: non per tutti, ma sulla pelle di tutti


Chi vince e chi perde dopo 4 memorandum della troika



 

La notizia più succulenta sulla crisi greca che non accenna vergognosamente a vedere la fine dopo 4 memorandum e tagli lacrime e sangue, non è certo nel prossimo Eurogruppo del 15 giugno, dove il feldminister Schaeuble continuerà di certo ad alzare indisturbato un muro (elettorale) contro la rideterminazione del debito ellenico. Bensì in quella sacca di affari, ben strutturati e con parecchie ombre, che si stanno articolando nell'Egeo, con soggetti di primissimo piano della finanza mondiale capaci di fare numeri con tanti zeri.

 

Si chiama Wilbur Ross e di mestiere faceva il magnate, prima di assumere dal febbraio scorso la carica di Segretario al Commercio degli Usa. Quando nessuno vi avrebbe scommesso un solo euro, nel 2014, ha investito ben 1,3 miliardi di euro nella Eurobank, la terza banca ellenica e la prima a godere del programma di salvataggio bancario promosso dalla troika. Di quel miliardo e tre investito in Grecia, Ross di tasca sua è stato bravo a mettere solo 30 milioni: il resto la canadese Fairfax Financial Holding controllata da Prem Watsa, e grandi fondi americani. Oggi Eurobank annuncia una partnership internazionale con gli spagnoli di Santander: ecco come si fanno gli affari.

 

Da un semplice accordo per l'internazionalizzazione a un passo formale verso il rientro (effettivo?) sui mercati. L'operazione tra gli spagnoli di Santander e i greci di Eurobank potrebbe essere il segnale che, al netto dei numeri nefasti della crisi greca con il debito pubblico che aumenta nonostante sette anni di austerità, finalmente si avvicina la fiducia degli investitori internazionali (e solo di quelli), anche se questo elemento non è direttamente proporzionale ad un miglioramento per la popolazione, anzi.

L'obiettivo di Santander nei prossimi tre anni è quello di ampliare il numero della propria piattaforma-clienti dagli attuali 12.000 a 50.000, con una copertura di tutti i continenti. Per i greci l'obiettivo è la partecipazione in 2.000 piccole e medie imprese, promuovendo un link con i propri clienti di modo da avere un nuovo vettore per proporre prodotti nazionali sui mercati orientali.

Il bacino di Santander annovera già la scandinava Nordea e l'olandese Rabobank, mentre trattative sono in essere con la belga KBC, gli italiani di Banco Popolare, gli africani di Attijariwafa e altri soggetti di Canada, India, Cina, Sud Corea e Australia.

 

Perché tanto interesse attorno a Ross? Il 79enne cresciuto alla periferia del New Jersey si è dimesso, come da legge americana, una volta nominato al commercio, dalle 38 società che presiede incluse le partecipazioni estere, come la Grecia Eurobank Ergasias SA, e la Banca di Cipro. E'presente anche nella Exco Resources Inc. e in altri 29 fondi in cui detiene una partecipazione finanziaria. Oltre ad una vastissima collezione d'arte, che comprende numerosi dipinti di Rene Magritte del valore i circa 50 milioni di dollari, sua moglie Hilary Geary Ross, possiede beni milionari. In 15 anni di attività, la Wilbur Ross ha fruttato un patrimonio che sfiora i 3 miliardi di dollari.

 

Assieme a Ross in Eurobank ecco un altro magnate: il greco Spiro Latsis, capo della Hellenic Petroleum. Era il 55mo uomo più ricco del mondo fino a prima della crisi oggi al 779mo posto.

E' uno degli oligarchi greci più noti sul panorama internazionale, assieme ai Niarchos, nella scia di Onassis e Vardinoyannis. A loro si rivolgeva nel 2013 l'allora capo dell'opposizione Tsipras quando prometteva strali contro gli armatori che per legge possono non versare un euro di tasse in patria. Ma una volta divenuto premier, Alexis non ha fatto seguito a quei proclami.

 

Latsis ha 47, tra società e controllate, tra cui Efg e Paneuropean Oil in Lussemburgo, Sete Energy Saudita a Djedda, Privat Sea che gestisce imbarcazioni di lusso, Crems immobiliare in Inghilterra, Sete Aviation Holding in Svizzera, il gruppo bancario Efg in Svizzera. La sua Hellenic Petroleum, in partnership con i francesi di Total e gli italiani di Edison, ha ricevuto dal ministero dell'energia di Atene il permesso per esplorazioni petrolifere nel Peloponneso, a Corfù e ad Aitoloakarnania. Il punto non è il petrolio, ma le banche.

 

Oggi in molti, non solo in Grecia, si pongono una serie di domande: relative agli aiuti bancari, al capital control che ancora blocca le imprese elleniche, ai detentori del debito ellenico nel 2012 (che non solo quelli di oggi), alle dinamiche che hanno portato colossi mondiali a fare la spesa nell'Egeo, alle intransigenze di Berlino che ha appena inglobato tutti gli aeroporti greci.

Quanti affari in Grecia. Ma non per tutti, anche se sulla pelle di tutti.

 

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