Nuova Pescara, l'onda anomala che si abbatte sul Pd abruzzese


Che cosa ci cela dietro lo scontro sul capoluogo, tra filo aquilani e filo pescaresi. E cosa sta innescando in chiave elettorale



E’ un’onda anomala quella che sta travolgendo il Pd e la Regione dopo la dichiarazione shock di Enzo Cantagallo su Pescara capoluogo. Ha rotto un argine, il segretario Pd di Montesilvano, e ora non si torna indietro.

D’Alfonso assiste impotente, e l’unica idea partorita per contrastare l’onda è il convegno di sabato prossimo, dove non si deciderà un’acca e al quale in tanti non parteciperanno. Insulti e barricate dall’Aquila, timide e poi via via più nette prese di posizione da Pescara.

 

SOSPIRI

La più forte quella del capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri: “La proposta del responsabile Dem per Montesilvano Enzo Cantagallo, sull’eventuale attribuzione alla Nuova Pescara del titolo di Capoluogo di Regione, merita attenzione e considerazione: già oggi Pescara è indiscutibilmente il motore economico della Regione Abruzzo, con 117mila abitanti che durante il giorno diventano il triplo. È evidente che, dopo la fusione con Spoltore e Montesilvano, diventerà la città anche numericamente più importante, assumendo una estensione geografica e una potenzialità economica che non possono esonerarci dal ripensare anche il suo ruolo istituzionale. È nostro dovere vagliare le nuove opportunità offerte da tale operazione, invitando i fratelli aquilani a evitare campanilismi e posizioni di pregiudizio. Comprendiamo, ovviamente, l’evidente imbarazzo del Pd che governa la Regione Abruzzo rispetto alla fuga in avanti di un incontrollabile Cantagallo, ma ci meraviglia che l’accorto Governatore D’Alfonso, il grande regista della rivoluzione geografica del nostro territorio, si sia dimenticato di considerare tale inevitabile conseguenza”.

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PESCARA VS AQUILA?

No, non è un problema tutto pescarese questo della Nuova Pescara, finalmente se ne sono accorti anche gli aquilani, aggiunge Sospiri. Pescara è il motore economico dell’Abruzzo e la fusione con Spoltore e Montesilvano la porterà a superare i 200 mila residenti quindi i ruoli istituzionali vanno ripensati.

Una bella gatta da pelare adesso, a un passo dalle elezioni: la guerra di campanile è scoppiata di nuovo e non farà per niente bene al governatore, che ancora non sa che pesci prendere.

Poche ore prima dal capoluogo di Regione minacciato, avevano fatto la voce grossa il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci e il segretario Pd Stefano Albano, chiedendo le dimissioni e la cacciata dal partito di Cantagallo e dell’assessore pescarese Giacomo Cuzzi che aveva osato dire che la proposta di Pescara capoluogo non era per niente campata per aria.

 

REAZIONI

A Pietrucci si era abbinata la voce del capogruppo Pd Sandro Mariani, teramano: “L’Aquila, in quanto punto di riferimento naturale di tutte le aree interne della Regione, non può e non deve limitare la sua ambizione allo scontato mantenimento di uno status che rischia di rimanere limitato se non ininfluente nell’ottica dello sviluppo. Il capoluogo di Regione può e deve diventare il cardine di un nuovo sviluppo regionale, in cui i diversi territori giochino ruoli diversi e complementari. L’esempio chiave arriva dal turismo, dove al modello classico costiero può aggiungersi quello della bellezza e dell’attrattività paesaggistica, montana e culturale delle zone interne della Regione, arrivando a costruire una offerta integrata utile a fare crescere finalmente un marchio Abruzzo (un connubio unico mare e montagna)”.

Enzo Cantagallo e Giacomo Cuzzi sono personaggi in cerca d’autore - è andato all’attacco Albano- Siamo francamente stufi di questo tipo di approccio alla politica, improntata alla ricerca di visibilità mediatica con uscite e prese di posizione personali giocate sulle pelle dell’Abruzzo e degli abruzzesi. A questo proposito chiediamo le dimissioni di Cantagallo e di Cuzzi dal Partito democratico: Il Pd regionale sta portando avanti con serietà una linea opposta, che lungi dal puntare a rinfocolare le sterili polemiche di campanile è al lavoro per lo sviluppo di tutta la Regione”.

 

POMPIERI IN AZIONE

Il sindaco di Pescara è stato incaricato invece di smorzare le polemiche, ma senza successo: “La proposta di legge all’esame del Consiglio Regionale per la nascita della Nuova Pescara è uno sguardo al futuro - scrive Marco Alessandrini - una sfida per essere all’altezza della scelta lungimirante che quasi 100 anni fa portò alla nascita di questa città e della nuova provincia. Tutto si può immaginare salvo che la Nuova Pescara nasca con l’obiettivo di attrarre in riva all’Adriatico uffici pubblici e targhe istituzionali: siamo stati sempre la città del dinamismo e dell’intrapresa, e con questo approccio vogliamo metterci in cammino anche questa volta, contando sulla nostra capacità di gettare nuovi ponti e non puntellando orgogli di campanile”.

 

Affida a un comunicato la sua difesa dell’Aquila anche la senatrice Stefania Pezzopane: “Credo che il progetto della grande Pescara si regga in equilibrio con la vocazione dell'Aquila centro istituzionale e capoluogo, in una visione policentrica dell'Abruzzo. Questa è l'idea che come Pd abbiamo della nostra regione, il resto sono chiacchiere che spero si spengano al più presto, anche perché quando si sollevano assurde questioni campanilistiche è sempre la destra ad incassare".

Soltanto il segretario della Cna Cristian Odoardi sembra cogliere nel segno, ma ormai è tardi, il sasso è lanciato: «Alzare la posta, sollevare un polverone gratuito, perché nulla si faccia e tutto resti com’è. Non saprei interpretare altrimenti la sortita – improvvida è dir poco – di alcuni esponenti istituzionali e politici sul tema della Nuova Pescara. Lanciare ora nel dibattito politico, prima ancora che l’iter istituzionale conclusivo abbia davvero inizio, il tema del capoluogo di Regione, e sapendo quanto ancora il progetto sia contrastato anche all’interno dei tre centri interessati, vuol dire soffiare irresponsabilmente sul fuoco e riaprire ferite del passato, tanto più perché si tratta di un tema ampiamente risolto dall’inizio degli anni Settanta”.

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E alla fine esce allo scoperto anche il parlamentare Pd Antonio Castricone, da sempre schierato con Cantagallo: “Le dichiarazioni di Pietrucci e Albano malcelano una aggressività inspiegabile quanto inutile. Di fronte a quanto dichiarato si pone un richiamo alle più primitive regole della convivenza democratica che contempla la diversità di opinioni, a meno che anche loro non stiano scivolando lentamente verso il culto del pensiero unico. Non ci sono dimissioni da richiedere né da rassegnare.

Sarebbe più utile che al segretario regionale chiedessero un incontro per discutere su alcune delle giuste questioni che pongono, a cominciare dal destino delle aree interne, perché le cose sono drammaticamente diverse da come vengono rappresentate. E, in questo contesto, la nascita della Nuova Pescara, alla quale sono da sempre favorevole, rappresenta un elemento di novità che, a prescindere dal ruolo di capoluogo, determina comunque un nuovo equilibrio per l'Abruzzo.

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A Pietrucci e Albano, e non ai Pietrucci e agli Albano, dico che abbiamo tutti il dovere di confrontarci su questo per far sì che si esaltino le positività e si mitighino le difficoltà. L'alternativa è un Abruzzo a due velocità dove il divario può solo ampliarsi”.

Decisamente un tema che sarebbe dovuto restare sotto il tappeto, per parlarne magari dopo. Dopo le elezioni politiche e regionali. Un tema che divide, che spacca di nuovo l’Abruzzo in due. E che sotterra per sempre la Nuova Pescara. Con D’Alfonso che non può far altro che restare a guardare: persino i suoi risponditori automatici sono costretti a tacere.

 

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