Teramo, l'avviso di sfratto di Pomante alla giunta Brucchi


Il consigliere comunale di minoranza provoca il sindaco: "Te lo pago io il notaio, basta che andiamo tutti a casa"


di Isabella Falco
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
14/11/2017 alle ore 16:45



“Un bilancio tra i più negativi degli ultimi anni di una città sprofondata nel baratro finanziario, economico e sociale”. È l’avviso di sfratto rivolto al sindaco Brucchi dal consigliere comunale di Teramo Gianluca Pomante. La giunta infatti è da tempo in piena crisi a causa delle faide interne alla maggioranza di centrodestra.

Pomante attacca duramente il primo cittadino e la sua giunta accusandoli di sottomettere politicamente e culturalmente i teramani: “Il vero problema è che non sembrano esserci grandi idee per il futuro, nè grandi speranze, perché chi dovrebbe far ben sperare – si legge nella nota del consigliere arancione- continua a lottare per un primato inesistente, per un merito inutile, cincischiando su cosa sarebbe meglio fare, se dare le dimissioni dal Notaio o porre la mozione sfiducia in Consiglio, dimenticando che l’obiettivo dovrebbe essere mandare a casa questo Sindaco e la sua Giunta, senza ‘se’ e senza ‘ma’, soprattutto per liberare la città (si spera) da una sottomissione culturale, prima che politica”.

Il riferimento del rappresentante di centrosinistra è agli ultimi episodi verificatesi in Consiglio che hanno coinvolto il sindaco e Paolo Gatti, consigliere regionale a cui fa riferimento la lista civica Futuro In. I consiglieri di quest’ultima, infatti, non si erano presentati in consiglio contribuendo a mandare all’aria la seduta per l’approvazione del bilancio, già in seconda convocazione, per mancanza del numero legale.

Pomante alla fine lancia una provocazione e si offre addirittura di pagare le spese del notaio per sfiduciare il primo cittadino: “Armiamoci e partite, insomma, con buona pace del Sindaco più contestato d’Italia che resta saldamente al suo posto e se la ride, pur non avendo una maggioranza da mesi. Facciamo così – conclude-: per il bene di Teramo, lo pago io il Notaio e non mi interessa avere il merito della questione, basta che poniamo la parola fine a questa storia assurda e andiamo tutti a casa”.

Secondo Marco Rapino, il segretario regionale del Partito Democratico in Abruzzo “il tempo di Brucchi è finto e non può più governare la città". E aggiunge: "I teramani sono ostaggio del governo di centrodestra che invece di occuparsi delle problematiche che da anni affliggono la città e dei disastri causati dal terremoto, sono più impegnati a risolvere le guerre di potere, legate solo a guadagnare poltrone e a compiere ambizioni individuali. Quello che sta mettendo in atto il ce­ntrodestra teramano – incalza - è solo un pretesto per coordinare e pre­disporre le operazio­ni connesse alle ele­zioni politiche del prossimo anno".

Invece il coordinatore regionale regionale di Forza Italia Nazario Pagano si limita a far sapere che “si sta cercando di dirimere una situazione complicata, ma si farà di tutto per evitare la crisi”.

Brucchi resta sempre più solo, ma per ora non sembra gettare la spugna: “Non me ne vado- ha dichiarato il sindaco qualche giorno fa-. I cittadini mi hanno chiesto di governare la città per cinque anni e io questo farò. Per me il traguardo è giugno 2019, se qualcuno intende far cadere prima questa amministrazione e far arrivare il commissario lo può fare tranquillamente, siamo un paese democratico. Però i cittadini devono sapere chi è che vuole il commissario in questa città”.

I ‘gattiani’ provano a riconquistare un po’ di terreno ponendo le distanze con il sindaco e, sebbene affermino di non aver presentato alcuna mozione di sfiducia nei suoi confronti chiedono a Brucchi di dimettersi e contestualmente arrivare a un’approvazione tecnica dello strumento contabile. Già, perché intanto il bilancio non è stato più approvato.

Ma ormai non c’è più fretta, il governo ha concesso una proroga del termine per la sua approvazione, che slitta al 28 dicembre. E intanto a rimetterci sono sempre loro, i cittadini di Teramo rimasti senza amministrazione.

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