Pd: se Bersani cade dalle nubi, in Abruzzo ecco la resa dei conti tra fazioni


La Nuova Pescara come Elena di Troia nella grande guerra che ha segnato la storia?



Se Giuliano Pisapia lancia un ultimo appello all'unità del centrosinistra (“Non mi rassegno alla sconfitta”) con la candidata in pectore della sinistra Laura Boldrini che molla l'osso (“con questo Pd è difficile allearsi), è l'ex numero uno della ditta Pierluigi Bersani che mette un punto diverso nell'universo alla sinistra di Renzi. Cita Checco Zalone e dice che quella con l'attuale segretario del Pd è una non trattativa caduta dalle nubi. A certificare, ulteriormente, che l'apertura presunta del Pd a Mdp evidentemente non poggia su solide basi, tutt'altro.

Ma se da un lato Bersani si camuffa da Checco e cade dalle nubi, in Abruzzo non si discute di alleanze, programmi o strategie: bensì di predominanza territoriale. Il segretraio del Pd di Montesilvano chiede che la Nuova Pescara diventi capoluogo di Regione. Enzo Cantagallo, già sindaco della cittadina, traccia così un solco con i dalfonsiani, primo fra tutti segretario regionale dei democrat, Marco Rapino.

E rivolgendosi direttamente al Governatore spiega che la Nuova Pescara non potrà prescindere dal ruolo di capoluogo di regione: “Una grande città di circa 200 mila abitanti, che dovrà essere il motore dell'economia, del turismo e della crescita imprenditoriale per garantire un reale sviluppo”.

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Perché far detonare adesso questa “mina antiuomo” sul terreno del piddì? Davvero c'è solo in ballo la proposta di legge per unire i Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore? O il referendum popolare, attualmente al vaglio del Consiglio regionale, è solo la foglia di fico che cela la balcanizzazione esistente fra dalfonsiani e anti dalfonsiani in Abruzzo? D'accordo è un'iperbole: ma la Nuova Pescara può essere come Elena di Troia nella grande guerra che ha segnato la storia?

In questo caso i mal di pancia intestini nascono da due fatti: la gestione del partito in Abruzzo e nelle province, e i sondaggi che preoccupano l'universo targato Pd, dalla Marsicana fino al litotale adriatico. Il crollo del partito di governo (nazionale e regionale) in Abruzzo non è solo figlio del generale trend che ha colpito il Nazareno, ma presenta sfumature ulteriori. Dal 32,4% fatto registrare alle Europee nel 2014 si è passati al 23,5% di oggi, con punte di minus a Pescara (22,5%).

Roba da far pensare ad una vera e propria debacle, con i collegi che iniziano a scottare e i ragionamenti nei capannelli che, dalle stanze del consiglio regionale, si spostano in location più riservate, come ville al mare o seconde case in campagna. E'lì che si sta strutturando una contromossa (ammesso che ci sia ancora il tempo di effettuarla).

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Dall'Aquila ecco la difesa delle posizioni. Camillo D’Alessandro sottolinea che non esiste nessuna proposta del Pd di cambiare la sede del capoluogo di Regione, così come la linea regionale del parito suggerisce. Ma è da Pescara che arriva qualche spunto fra le righe: il neo segretario del Pd, Tocco, un attimo dopo la sua nomina ha promesso che il partito “appartiene alla gente, non ai segretari o ai sindaci e per questo non possiamo perderci in correnti e divisioni interne incomprensibili al di fuori del partito”, e ancora “unità dev'essere la parola chiave del percorso da intraprendere”.

Unità: quella che manca sulla Nuova Pescara, a proposito della quale Tocco ha già democristianamente detto che “il progetto è ambizioso ma di non facile realizzazione”.

 

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