Terremoto L'Aquila, Mattarella grazia l'ex rettore convitto (era condannato a 4 anni)


Il dirigente friuliano era stato interdetto dai pubblici uffici a seguito della condanna per il crollo dell'istituto


di Isabella Falco
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
03/11/2017 alle ore 20:48



Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concesso la grazia sulla pena accessoria al dirigente scolastico friulano Livio Bearzi. Il provvedimento ha condonato l'interdizione dai pubblici uffici che gli era stata applicata a seguito della condanna per il crollo del Convitto scolastico dell'Aquila “Domenico Cotugno”, in cui persero la vita tre studenti durante il terremoto del 2009.

Bearzi, che all'epoca del terremoto era diventato dirigente del convitto da poco, era stato condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione a 4 anni di reclusione e all'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, per omicidio colposo plurimo e lesioni personali, per la morte dei tre studenti e il ferimento di altri due ragazzi nel crollo della scuola. Numerosi gli attestati di stima nei suoi confronti, in Friuli Venezia Giulia e anche da parte degli studenti aquilani.

Il dirigente fu ritenuto colpevole per la mancata ristrutturazione del vecchio edificio del Convitto e l'assenza di un piano per la sicurezza. L’avvocato Stefano Buonocore riuscì a ottenere dal magistrato di sorveglianza di Udine l'affidamento in prova di Bearzi ai servizi sociali, misura confermata nell'aprile 2016 dal Tribunale di Trieste.

"Sono estremamente felice e desidero ringraziare tutti coloro i quali, a vario titolo e in diverso modo, mi sono stati accanto e hanno sostenuto la richiesta di grazia", ha affermato Bearzi, che ora potrà tornare alla sua vita professionale.
"Questa decisione è quanto abbiamo sempre pensato e sostenuto - ha dichiarato il legale alla stampa. "Se penso da dove siamo partiti, a quel giorno del 2015 quando ci siamo conosciuti in carcere, dopo la sua condanna definitiva, in quel momento non osavamo nemmeno pensare che il percorso, dopo l'affidamento in prova che ci sembrava già difficile, si potesse concludere in questo modo”.

 

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