Amianto in Abruzzo: tutti i (pericolosi) ritardi della Regione sullo smaltimento


E'emergenza totale: sono ben 2.251 i siti non ancora bonificati, mentre manca la sorveglianza sanitaria dei lavoratori


di Alessia Marconi
Categoria: ABRUZZO
01/11/2017 alle ore 11:25

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Lo definiscono il killer silenzioso. Un killer che ogni anno miete migliaia di vittime per patologie absesto-correlate, a partire dal mesotelioma. L'amianto, ancora oggi, a distanza di 25 anni dalla legge 257 del 1992 che ne mise al bando la produzione, continua a rappresentare un problema di salute pubblica.

Nonostante l'Italia sia stato uno dei primi paesi europei a dotarsi di un sistema normativo specifico, con particolare riferimento ai piani di intervento e alle misure tecniche per l’individuazione e l’eliminazione del rischio connesso all’impiego di materiali contenenti amianto in edifici scolastici e ospedalieri, pubblici e privati, ancora oggi la bonifica dei siti in cui è stata accertata la presenza di amianto procede a rilento, con differenze notevoli tra le varie regioni.

 

COSI' IN ABRUZZO

Una prima fotografia della situazione in Abruzzo arriva dal Report Amianto della Regione, relativo ad un arco temporale compreso tra il 2009 e il 2015. I dati, per quanto riguarda l'Abruzzo, si fermano qui. L'ultimo studio disponibile, infatti, è stato realizzato sulla base di un censimento effettuato sul patrimonio edilizio regionale, mediante indagini condotte con rilevazioni dirette eseguite tra il 2007 e il 2008, su un totale di 9.531 siti, suddivisi tra 8.154 edifici pubblici e 1.377 siti industriali. La rilevazione - è spiegato nel report - "ha permesso di ottenere un quadro rappresentativo della presenza di manufatti contenenti amianto sul territorio, evidenziando l’esistenza di criticità e nello specifico: la presenza accertata di amianto su 2.375 siti (1.900 edifici pubblici e 475 siti industriali)". Numeri ai quali andrebbero aggiunti quelli relativi agli edifici privati.

Nonostante l'Abruzzo - come conferma uno studio realizzato da Wired.it - a livello nazionale presenti una delle concentrazioni più elevate di siti contaminati, la Regione non si è ancora dotata di un Piano sull'amianto e di conseguenza i dati non sono stati aggiornati e non esiste un'anagrafe ufficiale. L'unica certezza è che nella Regione dei Parchi, dalla costa all'entroterra, l'amianto continua a rappresentare una grave minaccia per la salute dei cittadini e per l'ambiente.

 

COSI' CI SI AMMALA

L'ultimo rapporto dell'Inail, risalente al 2015 e contenente i dati del registro nazionale dei mesoteliomi, tumore strettamente connesso all'eposizione all'eternit, mette in evidenza come l'Italia, su scala globale, sia uno dei Paesi maggiormente colpiti dall’epidemia di malattie amianto correlate. "La relazione di associazione causale estremamente significativa fra esposizione ad amianto e mesotelioma e la pressoché completa assenza di fattori confondenti e di altri agenti eziologici causali per la malattia - si legge nel rapporto dell'Inail - hanno consigliato e consentito lo sviluppo di un sistema di sorveglianza epidemiologica per i mesoteliomi, basato sulla ricerca attiva dei casi e la ricostruzione anamnestica individuale".

Un sistema di sorveglianza che, con riferimento all'Abruzzo, delinea uno scenario decisamente inquietante: tra il 1993 e il 2012 si sono registrati 140 casi di mesotelioma, che fino ad oggi hanno interessato 101 uomini e 39 donne, pari allo 0,7 per cento del totale nazionale. Per quanto riguarda la certezza diagnostica, 130 casi sono certi, 6 probabili e 4 possibili. Solo per 88 casi è stato definito il tipo di esposizione. Nel 62 per cento dei casi l'esposizione è di tipo professionale. Gli esperti riferiscono che la situazione, negli ultimi anni, è perfino peggiorata: la mappa interattiva dell'Osservatorio nazionale sull'Amianto evidenzia otto segnalazioni, in Abruzzo, soltanto nell'ultimo mese. Su questi otto casi, che vanno dal mesotelioma alla pleura al tumore del colon e del retto, passando per placche e ispessimenti pleurici, fibrosi polmonare e tumore allo stomaco, quattro riguardano la provincia di Chieti, due quella dell'Aquila ed uno ciascuno le province di Pescara e Teramo: oltre la metà dei casi sarebbe correlata ad esposizioni sul posto di lavoro.

 

LA SORVEGLIANZA SANITARIA? UTOPIA

"In Abruzzo dobbiamo rilevare l'assenza di un'efficace sorveglianza sanitaria dei lavoratori che sono stati esposti all'amianto - sottolinea l'avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio nazionale amianto - Anche se oggi sono pensionati, proprio perché esposti ad un cancerogeno, anche dopo la risoluzione del rapporto di lavoro dovrebbero comunque essere sottoposti a delle verifiche periodiche sulle loro condizioni, così da verificare se l'amianto possa avere provocato loro o possa ancora provocare loro, in ragione dei tempi di latenza, delle patologie quali mesotelioma, tumori polmonari, asbestosi e altre gravi patologie quasi tutte con esito infausto".

Patologie che, in alcuni casi, potrebbero essere efficacemente curate se diagnosticate precocemente. Ma per essere individuate e curate per tempo, servirebbe proprio quella sorveglianza sanitaria che in Abruzzo manca e che la legge pone a carico delle Asl. A giudizio dell'esperto, inoltre, l'assenza di sorveglianza determina anche un numero sottostimato di diagnosi relative alle patologie connesse all'esposizione all'amianto.

 

TROPPA LEGGEREZZA POLITICA

"Come osservatorio abbiano notato anche una certa disinvoltura sul rischio amianto, in relazione alla presenza della fibra nelle macerie del terremoto - continua l'avvocato Bonanni - e quindi una condizione di rischio legata anche all'amianto compatto, perché è pur vero che l'amianto sbriciolato nel cemento magari ha un basso rilascio di fibre, ma allo stesso modo se si tratta di cemento sgretolato per effetto di uno sciame sismico e contemporaneamente sottoposto a delle vibrazioni notevoli e ad agenti atmosferici, è evidente che c'è un concreto rilascio di fibre sia per le macerie che per le parti magari non abbattute dal sisma. Per questo motivo l'Ona aveva a suo tempo chiesto una maggiore attenzione per questo profilo, ma purtroppo il tutto si lega ad un'incapacità generale dello Stato nel fare fronte, ad esempio, ad una concreta rinascita della città di L'Aquila e delle località circostanti"

 

IL KILLER IN SCUOLE, CASE, EDIFICI INDUSTRIALI

L'amianto è dappertutto. L'esposizione a questa fibra così nociva è in agguato in ogni angolo del Paese e in ogni momento della giornata. L'amianto, infatti, è ancora presente in migliaia di edifici, tra scuole, abitazioni e capannoni industriale. I dati più aggiornati, quelli raccolti dal Ministero dell'Ambiente in riferimento all'anno 2014, lasciano emergere un quadro a tinte fosche per l'Abruzzo, dove risultano contaminate 433 scuole ed istituti di ricerca, 270 abitazioni ed edifici residenziali, 211 cimiteri, 307 uffici pubblici, 148 strutture industriali, 144 capannoni ad uso produttivo (anche dismessi), 125 impianti sportivi. E l'elenco sarebbe ancora lungo. Tra i siti censiti in Abruzzo, 1.633 sono classificati ad alto rischio, 393 a rischio medio e 247 a basso rischio. Cinquantanove siti, invece, sono al livello di rischio massimo.

 

LE OMBRE SULLE BONIFICHE

Sui siti bonificati in Abruzzo non esistono dati certi. Anche in questo caso, a determinare la carenza di informazioni, è l'assenza di un Piano regionale sull'amianto e il fatto che in molti casi le operazioni di avvenuta bonifica non vengano comunicate. Secondo gli ultimi dati ministeriali, ad ogni modo, in Abruzzo sono 2.251 i siti non bonificati, 48 quelli totalmente bonificati, 24 quelli in fase di bonifica, 6 quelli in cui si è in fase di verifica della presenza di amianto, 2 quelli parzialmente bonificati.

L'analisi dei dati relativi alla rimozione dell'amianto sul territorio regionale, così come riportati nel report della Regione Abruzzo elaborato dopo il censimento operato tra il 2007 e il 2009, indica un incremento delle operazioni di rimozione di amianto nell’anno successivo al terremoto dell'Aquila, quando vennero eseguiti numerosi interventi di riparazione o adeguamento sismico sugli edifici danneggiati.

Ciò che emerge, in ogni caso, è che la maggior parte degli interventi ha riguardato la rimozione di piccoli quantitativi di amianto, di matrice compatta, nella fascia compresa tra i 100 e i 1000 chili, e che la gran parte di amianto in matrice compatta rimosso era costituito da coperture in cementoamianto.

 

CONTRIBUTI REGIONALI

A definire i criteri e le modalità per la concessione di contributi a fondo perduto, per interventi di bonifica di manufatti contenenti amianto, a Comuni, soggetti privati e pubblici o associati, con programmi di co-finanziamento fino ad un massimo del 70% della spesa ritenuta ammissibile, è la legge regionale 11/2009.

Per quanto riguarda i finanziamenti relativi ai soggetti pubblici, a fine 2012 risultavano finanziati 78 interventi. Per quanto riguarda invece i privati, dal 2010 la Regione ha più volte riaperto il bando per i contributi relativi alla rimozione di piccoli quantitativi di amianto. L'ultima riapertura, in termini temporali, è quella di luglio 2016, con la quale l'ente metteva a disposizione circa 58mila euro.

 

ABRUZZO INADEMPIENTE

Nonostante siano passati ormai 25 anni dalla Legge 257, che imponeva alle Regioni di adottare i relativi Piani amianto entro 180 giorni dalla sua pubblicazione, il Piano amianto della Regione Abruzzo non è mai stato realizzato. E questo - come sottolineano le associazioni ambientaliste - nonostante anche la legge regionale 11/209 ne prevedesse la redazione.

"C'è un'inadempienza grande come una casa da parte della Regione - tuona Augusto De Sanctis, del Forum H2O - L'amianto uccide e noi assistiamo ad un ritardo ultraventennale sulla bonifica da un materiale che ha un impatto sanitario certo".

 

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