Basta delegare, riappropiamoci della responsabilità genitoriale: andiamo in mediazione


Così si trasforma un legame debole e ormai lacerato in una nuova dinamica positiva basata su reciproci riconoscimenti



L’aspetto più caratterizzante della mediazione familiare è la responsabilità genitoriale. Durante il percorso di mediazione infatti, come spiegato più volte, i genitori condividono un modello educativo ed un progetto di cura sul minore ritagliato su misura per lui, che nessun professionista del settore, per quanto competente, potrebbe mai fare meglio.

Personalmente come mediatrice familiare ho sempre creduto moltissimo in questo significato della mediazione: la responsabilità e la competenza del genitore messe al centro nella riorganizzazione della famiglia dopo la rottura del legame coniugale.

Questo aspetto rappresenta, a mio avvio, il vero valore aggiunto del percorso di mediazione familiare rispetto ad altri interventi sulla genitorialità: il genitore non si deresponsabilizza affidando ad altri delega psicologica su come esercitare il proprio mandato genitoriale, ma piuttosto si sente protagonista di un progetto nuovo di cura dei propri figli, condiviso con l’altro genitore all’interno della loro relazione genitoriale che mai potrà essere interrotta.

Chiaramente devono esserci i presupposti per cominciare o proseguire un percorso di mediazione, ma a mio avviso, lì dove ci fossero è importante offrire alle coppie che si stanno separando questa opportunità di continuare a fare insieme i genitori.

Questo difficile compito – fare il genitore – appunto, che in mediazione non ammette sconti o deleghe, in quanto il mediatore non si sostituisce mai alla coppia genitoriale rispetto ai contenuti o alle decisioni sui figli, permette la trasformazione di un legame debole e ormai lacerato in una nuova dinamica positiva basata su reciproci riconoscimenti e nuovi compiti genitoriali.

Tra i genitori, che hanno fallito come coppia, si innesca una nuova linfa, alimentata da diverse strategie comunicative e prospettive di sguardo sulla loro relazione almeno come genitori. Qualcosa è morto, forse molto, troppo, ma altro di importante per entrambi continua a sopravvivere e va curato: i figli.

Sentire di poter fare almeno il genitore e farlo bene aiuta molto in un momento di profondo sconforto e fallimento per le persone:

“ è vero forse una relazione è finita, non ha più senso e motivo di esistere oggi, pur avendolo avuto in passato e per molto tempo magari e tutto questo ci fa soffrire terribilmente, instillandoci a volte anche un angosciante senso di colpa per i nostri figli, ma, proprio per loro, oggi come persone nuove, possiamo tornare a fare insieme almeno i genitori…..è vero una famiglia, così come l’avevamo pensata, non c è più, ma possiamo provare a costruire una nuova casa con nuove porte, nuove finestre e nuovi ingressi….non sarà sicuramente quella che avevamo con impegno costruito tempo fa, perché quella non esiste più, ma potrebbe avere anche più luce, più spazi, più serenità….”

Ecco, queste sono alcune delle frasi che ho scelto di riportare, direttamente dalle voci dei protagonisti della stanza di mediazione: le persone sono fragili e spaventate quando si separano, spesso purtroppo tendono ad abdicare al ruolo genitoriale per stanchezza o incapacità contingente, ma se le aiutiamo a credere invece nel loro essere dei buoni genitori sostenendoli nel percorso di mediazione, possono ritrovare una speranza e una reciproca fiducia che è l’unica ricetta per tutelare i loro figli.

I bambini infatti hanno bisogno che siano i loro genitori, insieme, a continuare ad occuparsi di loro, li amano entrambi infinitamente e sentono di volerli comunque ancora vicini, nonostante la separazione.

Per garantire il diritto del minore alla bigenitorialità invitiamo le coppie dunque ad andare in mediazione e a lavorare nel percorso di riorganizzazione della loro famiglia in prima persona, ad esserne protagonisti, perché solo in questo modo, questo tanto decantato diritto impresso su leggi, raccomandazioni o normative nazionali ed internazionali potrà diventare realmente effettivo.

Non ci sostituiamo ai genitori con troppa facilità, non pensiamo che non siano capaci perché stanno litigando, sono in difficoltà e a secco di carburante energetico – salvo chiaramente che un professionista competente, a ciò deputato, non lo abbia diagnosticato – perché altrimenti il rischio è quello di svuotare di contenuti il ruolo genitoriale, privandolo le persone di un riconoscimento importante psicologico ancor prima che operativo, con ricadute negative sul rapporto con i figli.

La mediazione non è una terapia, non è una consulenza legale o tanto meno un percorso pedagogico per i genitori, ma rappresenta invece, proprio tutto il contrario, uno spazio di empatia e di accoglienza in cui, nella riservatezza e nella confidenzialità delle informazioni, i genitori continuano o ricominciano a fare insieme i genitori, con ricadute positive importanti sulla propria vita e su quella dei figli. Ogni persona porta con sé un dono e ogni incontro con l’altro ha senso proprio nel riconoscimento di questo dono.

Concludo con queste meravigliose parole di una mia collega mediatrice, anche psicoterapeuta che scelgo di condividere con voi per la loro forza e profondità.

 “La percezione buia, triste, angosciante della morte di un legame con tutto quello che porta con sé, lascia spazio con il tempo al desiderio di costruzione di un nuovo legame come genitori che ha il potere di salvare non solo i figli ma anche forse qualcosa della storia di quelle persone che è necessario conservare, ricucire, ricollocandolo di senso e significato.”

 

Contatta la mediatrice e-mail: t.lesti@impaginato.it

twitter@ImpaginatoTw