Ma la mediazione familiare non è una terapia


Ecco le differenze tra i due interventi di aiuto per gli utenti che si chiedono quale sia più opportuno per loro



Non è semplice comprendere per chi non è un professionista del settore il confine e la profonda differenza tra mediazione familiare e terapia.

Cercherò di essere chiara e spero di poter fornire un aiuto ai tanti lettori che magari si interrogano sulle differenze tra i due interventi di aiuto e si chiedono quale sia più opportuno per loro.

Scelgo di partire dall’elemento che le potrebbe accomunarle: il conflitto. Entrambi gli interventi infatti possono essere adeguati e funzionali rispetto alla gestione di una conflittualità di coppia ma la differenza consiste nella tipologia di conflitto che la coppia vive ed agisce e nella finalità dell’intervento medesimo, oltre chiaramente che nella modalità di utilizzazione di strumenti per lo più differenti.

Una premessa fondamentale va rintracciata nella “vita della coppia” e nella fase che sta attraversando. Senza voler entrare nel merito dei differenti approcci e modelli di psicoterapia, se due persone decidono di “occuparsi” del loro conflitto coniugale andranno da un terapeuta mentre se decidono di separarsi e continuare ad “occuparsi” sempre del proprio conflitto ma con una finalità differente ed orientandolo, per risolverlo, sulla loro relazione come genitori, potrebbe essere più funzionale chiedere un aiuto ad un mediatore familiare.

Un aspetto a cui io tengo molto nel mio lavoro e credo possa aiutare a comprendere la differenza tra i due tipi di interventi risiede nella loro contestualizzazione: quando una coppia viene da me o mi viene inviata da colleghi che svolgono altre professioni, io contestualizzo immediatamente il mio intervento, spiego alle persone con chiarezza cos’ è la mediazione familiare, di cosa si occupa e che quali possono essere i suoi obiettivi.

Solo successivamente, cerco di capire se chi ha chiesto il mio aiuto è approdato nel posto giusto. Se mi rendo conto che, in base alle aspettative dichiarate, al manifestarsi di sospetti elementi psico - patologici nel funzionamento individuale o nella modalità relazionale della coppia o alla presenza di ulteriori fattori non compatibili con un percorso mediativo, non è la mediazione familiare il percorso opportuno per quelle persone in quel momento della loro vita, spiego loro il motivo e li invio, magari, proprio in terapia.

Questo valutazione circa la opportunità della mediazione piuttosto che della terapia può avvenire sin dall’inizio o subentrare successivamente qualora il mediatore si renda conto della presenza degli elementi sopra citati. Insomma il mediatore familiare invia al terapeuta ed il terapeuta invia al mediatore familiare a seconda della tipologia di intervento più funzionale per le persone.

Una coppia che fa una mediazione non fa una terapia ed una coppia che va in terapia significa che non ha bisogno di una mediazione. Per noi professionisti del settore è molto chiaro il confine deontologico ed operativo tra i due interventi che sono completamente differenti sotto molteplici aspetti

Il mediatore familiare non è un terapeuta o comunque in quel contesto non lavora come tale. La mediazione familiare è un intervento breve, ben strutturato e volto principalmente alla riorganizzazione delle relazioni familiari alla luce un evento separativo, di divorzio o di revisione di condizioni.

La mediazione è un intervento per molti aspetti pratico, basato sul presente ed orientato al futuro, focalizzato principalmente sulla relazione genitoriale per garantire ai minori il proprio diritto alla bigenitorialità. La mediazione familiare non scava nel passato, non è un intervento terapeutico, ma sceglie di indagare il vissuto emotivo delle parti nei limiti strettamente necessari alla risoluzione costruttiva di quella conflittualità contingente portata appunto in mediazione dalla coppia.

Gli strumenti utilizzati dal mediatore non hanno mai una finalità clinica o terapeutica. La mediazione familiare ha la sua tela più dolce nella gestione dei tempi di cura dei figli, nel confronto costruttivo tra i genitori alla ricerca di una comunicazione più serena per loro e per i loro bimbi appunto. Io sono un mediatore familiare, non sono un terapeuta e non ho mai fatto una “ improvvisata” terapia spacciandola per mediazione; questo perché, oltre al fatto che non ne sarei assolutamente capace, credo molto nel rispetto dell’etica e nella deontologia professionale che deve inevitabilmente ispirare qualunque professionista serio, soprattutto quando si lavora con le persone.

Sono Consigliera Regionale di una Associazione Nazionale di Mediatori Familiari (A.I.Me.F) molto rigida su questi aspetti e quindi posso garantire per tutti i soci Aimef, mediatori qualificati, seri e sempre in continuo aggiornamento professionale.

Ho frequentato per tanti anni un centro famiglia nel quale ho avuto il privilegio di conoscere colleghi di altre professioni con i quali ho collaborato con profonda stima e rispetto e credo fortemente nel valore della sinergia e della collaborazione tra le professioni. Solo infatti con un buon lavoro di equipe e sapendo, se necessario, fare anche un passo indietro, è possibile raggiungere buoni risultati.

Concludo con il mio motto preferito : mediatori familiari non ci si improvvisa e neanche genitori. Beh, dopo questo articolo possiamo aggiungere….neanche terapeuti ci si improvvisa.

Contatta la mediatrice e-mail: t.lesti@impaginato.it

 

twitter@ImpaginatoTw