Rigopiano, i parenti delle vittime contro la politica: basta silenzio dalle istituzioni


Chiedono giustizia i parenti delle 29 vittime sotto la Procura. A fine gennaio prevista la chiusura delle indagini



A nove mesi dalla tragedia di Rigopiano, 29 famiglie sono ancora in attesa di una riposta, di una spiegazione, di un sostegno economico da parte delle istituzioni. Persone profondamente segnate, deluse, arrabbiate e per nulla intenzionate ad arrendersi. I loro cari  il 18 gennaio scorso persero la vita dopo che una valanga travolse il resort di Farindola.

Hanno deciso di riunirsi oggi davanti al Tribunale di Pescara per chiedere "risposte" e "giustizia". I parenti indossano tutti una t-shirt bianca con la scritta “29 angeli Hotel Rigopiano” e espongono alcuni striscioni, tra i quali uno che recita: "I nostri angeli meritano giustizia. Noi la chiediamo per loro".

Negli stessi istanti al quinto piano del Palazzo di giustizia, il procuratore capo Massimiliano Serpi e il sostituto Andrea Papalia, incontrano i legali delle vittime per fare il punto sullo stato delle indagini.


MARCO FORESTA

Marco Foresta ha 29 anni e nella tragedia sul Gran Sasso ha perso entrambi i genitori: Tobia Foresta, 60enne e sua moglie Bianca Ludicone di 50 anni, tra gli ultimi corpi ad essere estratti dalle macerie. Ora gestisce da solo l’attività commerciale di famiglia, “Ma da solo è dura, ho anche il mutuo da pagare” – si sfoga il ragazzo-. Ci fa arrabbiare che nessun rappresentante delle istituzioni ci abbia chiesto come stiamo e ci aspettiamo che qualcuno ci dica a che punto siamo su questa vicenda, visto che l'ultimo rapporto che abbiamo avuto con le autorità risale al giorno in cui ci hanno riconsegnato le salme dei nostri familiari". E sottolinea che "è importante arrivare alla ricostruzione della verità. Dopo nove mesi - aggiunge- abbiamo le stesse incertezze di quei giorni".

 

 

GIANLUCA TANDA

"Sarà impossibile fare pace con le istituzioni, perché sappiamo tutti che non è stata colpa della natura, ma di un errore umano, a partire dalla centralinista che ha risposto alle prime richieste di aiuto per arrivare a chi governa questa regione e questo Paese". Sono le dure parole di Gianluca Tanda, del "Comitato vittime di Rigopiano", nel corso della manifestazione davanti alla Procura.

"Qui si giustificano con i tagli delle spese- continua -. Ma se non hai i soldi chiudi la strada e fai andare via le persone dall'albergo". Si aspetta delle risposte il Comitato che lamenta la latitanza delle e l’immobilismo delle istituzioni: “La situazione è la stessa di nove mesi fa e non ci sono stati rapporti con le istituzioni".

 

GIAMPAOLO MATRONE

Giampaolo Matrone è romano e ha 33 anni. E’ uno dei sopravvissuti al disastro di Farindola, nel quale ha perso sua moglie Valentina, 32 anni, infermiera. Due mesi in ospedale e cinque interventi, l’unica ragione di vita per Giampaolo è sua figlia Gaia di 5 anni. Si trascina claudicante e balza agli occhi l’immagine della sua mano destra ingabbiata in tutore di ferro. Questa mattina insieme a Marco Foresta, Gianluca Tanda e sua sorella- racconta - abbiamo fatto irruzione nella stanza della funzionaria del prefetto di Pescara. "Non è colpa mia", ci ha detto ed è scappata piangendo. Si tratta della donna che il 18 gennaio scorso rispose al centralino e non credette alle prime richieste d'aiuto provenienti dall'hotel Rigopiano di Farindola .

"Le ho fatto vedere in che condizioni è la mia mano e le ho detto che mi ha rovinato la vita, visto che mia figlia non ha più la mamma - continua Matrone -. Sono contento perché per la prima volta, dopo tutte le nostre lacrime, ho visto uno dei responsabili versare qualche lacrima".

 

A CHE PUNTO E' L'INCHIESTA

Intanto proseguono le indagini per omicidio e lesioni colpose e rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro. Gli indagati sono il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, il tecnico comunale Enrico Colangeli, il presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco, Bruno Di Tommaso, gestore dell'albergo e amministratore e legale responsabile della società ‘Gran Sasso Resort & SPA’, Paolo D'Incecco e Mauro Di Blasio, il dirigente e il responsabile del servizio di viabilità della Provincia di Pescara.

"I magistrati ritengono che, probabilmente, potrebbero esserci altri soggetti che possono essere indagati, ma occorrerà completare la lettura della consulenza tecnica e poi prenderanno le loro decisioni". Riferisce l'avvocato Romolo Reboa al termine dell'incontro durato circa 40 minuti, tra i legali dei familiari delle vittime con Serpi e Papalia, titolari delle indagini.

Reboa si ritiene ampiamente soddisfatto dell’incontro e descrive il nuovo procuratore ( insediato a Pescara da pochi mesi al posto della dottoressa Cristina Tedeschini ) come un garantista delle tutele del diritto di difesa." Serpi è un procuratore vecchio stampo, intende ascoltare gli indagati prima dell'avviso di conclusione delle indagini . Questa è una garanzia anche per noi, perché significa che il processo difficilmente potrà essere inquinato con ricorsi in Cassazione e altri ricorsi beffa. Abbiamo avuto l'informazione che è stata depositata la perizia, una consulenza tecnica di 1.200 pagine – informa Reboa, che insieme ai legali Roberta Verginelli, Maurizio Sangermano e Gabriele Germano assiste il superstite Giampaolo Matrone e i familiari di Valentina Cicioni, Marco Tanda e Jessica Tinari, tre delle 29 vittime. “Il procuratore – conclude Reboa- ci ha detto che entro un anno dalla tragedia l'indagine dovrebbe essere chiusa”.

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