Apartheid sui bus della Tua


Succede in Abruzzo, sulle montagne teramane. Una bruttissima pagina di razzismo di casa nostra raccontata in diretta da una ragazza che su quell'autobus dei "bianchi" ci sale



I neri giù dall’autobus. Apartheid, anche qui. Succede in Abruzzo, succede a Teramo, anzi sulle montagne teramane. Una bruttissima pagina di razzismo di casa nostra viene raccontata in diretta da una ragazza che su quell’autobus dei “bianchi” ci sale.

“La TUA (ex Arpa) fornisce alla montagna collegamenti da e per Teramo nella misura di 3 autobus che vanno e 3 che tornano al giorno -scrive Paola Bruni – Tutti i lavoratori e gli studenti di 40 km di strada usano questi mezzi, del tutto insufficienti e quindi le persone in piedi sono più di quante sarebbero concesse. Secondo voi come ha risolto il problema l’azienda? Aumentando le corse? No. Mettendo a disposizione autobus più grandi? No. Molto semplicemente decidendo che le persone di colore non possano salire sulla corsa delle 13,40 (la più affollata) ma debbano aspettare la successiva, alle 14,10”.

Così i neri vengono fatti scendere, racconta Paola, nonostante qualche loro debole protesta: “Ma ho l’abbonamento, ho diritto di salire”. Nessuno li ascolta.

Ma Paola sì, ascolta e denuncia. E racconta che negli stessi istanti, incoraggiati e istigati dall’atteggiamento razzista dell’autista, gli adolescenti gridano dietro ai neri lasciati a piedi: “Fatevi un pullman per voi!” .

Suscita scalpore, la denuncia di Paola. Tanto che l’ufficio stampa della Tua, interpellato sul gravissimo caso di discriminazione e razzismo, dice che da oltre un anno c’è un accordo con il responsabile del centro di accoglienza dal quale quei ragazzi provengono e l’azienda Tua, che dedica la corsa delle 13.30 prevalentemente agli studenti e quella successiva delle 14.10 ai ragazzi del centro.

Ma la toppa è peggiore del buco, e mai come in questo caso. In poche parole la Tua sostiene che per i ragazzi del Centro di accoglienza c’è una corsa ad hoc e che quindi, di conseguenza, i ragazzi di colore non possono salire sul pullman degli studenti, quasi fossero appestati. Appestati, proprio così: perché quella corsa in verità è preclusa solo a loro. A bordo infatti non è vero che ci sono solo studenti, ma anche un sacerdote, un pensionato e c’è Paola, che non fa la studentessa e così denuncia tutto.

Grazie a lei si scopre che in Abruzzo come in Sudafrica molti anni fa ai tempi di Mandela, o come negli Usa della segregazione, ci sono i pullman dei bianchi e quelli dei neri. L’apartheid è qui, sul bus Teramo-Valle Castellana.

ps: No, non ci sono parole. Solo tanta indignazione e tanta vergogna.