Tsipras, Varoufakis, Mitsotakis: dove sarà il futuro della Grecia?


Da "successo dell'euro" a ircocervo di interessi e di affari, con sullo sfondo la geopolitica che tocca Usa, Russia e Cina



Non è certo come la conquista della Kamchatka nelle partite di Risiko. Ma la Grecia che torna sui mercati e, nelle dichiarazioni, pare essere uscita dal buco nero della crisi (anche se i fatti dicono tutto e il contrario di tutto) è un bocconcino troppo succulento per farlo passare come pane senza companatico.

Le privatizzazioni, che servivano come l'aria ad un paese bloccato e pachidermico tanto nella struttura quanto nel corporativismo, potranno dare i frutti sperati solo se seguiranno due strade: riuscire ad invertire la rotta offrendo servizi pubblici adeguati e tecnologicamente avanzati (come sta tentando di fare Ferrovie dello Stato che ha inglobato quelle elleniche) e aprire il mercato. Invece sul punto molti sono i dubbi che si stanno intrecciando con le prossime elezioni politiche, che tutto lascia credere si svolgeranno il prossimo marzo.

Tre i nomi che, gioco-forza, saranno protagonisti in un modo o nell'altro: Tsipras, Mitsotakis e Varoufakis.

Alexis Tsipras dal settembre 2015 è alla guida di un governo di sinistra-destra (in virtù dell'alleanza con i nazionalisti di Anel) che conta solo 3 voti in più delle opposizioni. E'come manovrare in costante burrasca e con le vele bucate. Nonostante ciò, molti analisti lo inquadrano come il leader che, sacrificando il proprio personale consenso, ha portato la Grecia ad impattare su un nuovo memorandum ma con la promessa di “rimetterla” in Europa ed ipotecare un futuro avviato verso una definizione certa del debito e dei suoi tempi.

I suoi oppositori lo incorniciano, invece, in un contesto velato di ipocrisia, dove alla fine non ha torto un capello a chi in Grecia fa il bello e il cattivo tempo da mezzo secolo, ovvero gli armatori a cui la Costituzione consente di non pare le tasse in Patria. Mentre di contro ha avallato il quarto taglio a stipendi, pensioni e indennità “uccidendo” il commercio e il ceto medio.

Da un punto di vista mediatico sconta anche la leggerezza di aver visto sua moglie Peristeri assunta a tempo indeterminato all'Università di Salonicco, proprio in un momento in cui i giovani greci fanno una fatica tremenda per trovare (e mantenere) un posto di lavoro. Ha appena promesso, però, nuove assunzioni nel pubblico impiego ma senza indicare le coperture.

Kyriakos Mytsotakis, rampollo di una nota famiglia che ha prodotto premier e ministri, è da un anno e mezzo a capo del partito di Nea Dimokratia affiliato al Ppe. La sua strategia punta su più liberismo e meno promesse stataliste alla Tsipras. Il 47enne segretario sta inviando messaggi chiari sia verso l'interno del paese, che a Bruxelles verso i creditori contando su 10 punti di vantaggio su Syriza di Tsipras.

Già stilato un decalogo-bozza di programma con il titolo: “vi diremo la verità”. In cima al programma lo sviluppo “cinese” del Pireo per l'economia e per gli investimenti dell'intera area asiatica-mediterranea, anche con un interesse italiano visto che Ferrovie dello Stato hanno privatizzato Treinose, le ferrovie elleniche.

Maggiore aggressività per zone di taxfree, l'unico modo per inviare un messaggio alla comunità degli investitori internazionali. Incentivi fiscali solo ai virtuosi così come fanno i paesi del nord Europa; lotta all'evasione fiscale con più circolazione di pagamenti elettronici (in Grecia lo Stato non incassa 1 miliardo di tasse al mese da anni ormai); preventiva valutazione di un comitato ad hoc per ogni prestito concesso agli enti pubblici (ad oggi sono moltissimi quelli insolventi con buchi strutturali come il Comune di Roma per intenderci).

Yanis Varoufakis, ministro dell'economia nel primo governo Tsipras, è passato in un batter di ciglia dal piano B per uscire dall'euro e stampare moneta, ad un circuito di marketing che gli sta fruttando parecchi denari, tra interviste a pagamento e l'ultimo libro pieno zeppo dei dialoghi risalenti ai giorni caldi del referendum.

Ha fondato Diem 25, ovvero Il Movimento per la democrazia in Europa. In Grecia circola una battuta in questi mesi: quando un rompicapo non ha proprio soluzione, si usa dire “chiedetelo a Varoufakis”. Tanto per fotografare la percezione (e la fiducia) che i greci hanno oggi della loro politica nazionale.

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