Con re Luciano dottorati per tutti



di Lilli Mandara
Categoria: Maperò
27/09/2017 alle ore 10:11



Ma quanti dottorandi alla corte di re Luciano. Privilegi, opportunità e corsie preferenziali se fai parte del cerchio magico del presidentissimo della Regione Abruzzo. Basta un contratto, un contrattino di un anno, anche un Cococo ed ecco pronta l’iscrizione al dottorato di ricerca.

Per Luciano D’Alfonso e per i suoi fedelissimi si cambiano le regole del gioco in corso d’opera e si spalancano le porte delle università. Il nuovo oggetto del desiderio dei Dalfonso’s boys è il titolo di Phd, che lui ha da poco conseguito all’Università del Molise, un titolo che da un po’ di tempo concede anche ai suoi più attenti collaboratori attraverso la convenzione con l’Università di Teramo. Mapero’ ha già raccontato dei dottorati riservati in sovrannumero ai dipendenti della Regione, ma ora c’è dell’altro. Posti per i dipendenti di categoria D con contratti a tempo indeterminato, ai quali ha avuto accesso tempo fa anche la fedele segretaria Marianna Di Stefano. Ma adesso tocca agli altri, tocca a quelli con contrattini di un anno e tocca anche alla neo assunta Erica Bassano che secondo l’elenco telefonico on-line della Regione “non è assegnata ad alcun servizio” ma sembra lavori nello staff del presidente. E a Federica Evangelista, che fa parte del cda di Tua e con la Regione ha un contratto Cococo di un anno.

Con lei ci saranno anche il dirigente comunale e braccio destro di Dalfy, Guido Dezio e Alessia Valentina Parlatore, moglie del consigliere del presidente Andrea Catena, ma almeno questi ultimi hanno un contratto a tempo indeterminato.
Tutto normale? Proprio per niente. Il fatto è che il 27 luglio, quando vengono banditi i concorsi per i dottorati con la riserva di un posto per la Regione Abruzzo o per il Comune di Pescara, viene scritto chiaramente dall’Ateneo teramano che “la riserva si applica al solo personale della Regione con contratto a tempo indeterminato e appartenente alla categoria D”.  La stessa regola tassativa viene ribadita il 3 agosto, all’articolo 8 del bando. Poi qualche giorno più tardi, il 29 agosto, in piene ferie estive, l’Università di Teramo cambia rotta: l’ammissione in sovrannumero di dipendenti della Regione per i corsi “Processi di armonizzazione del diritto tra storia e sistema”, “Storia dell’Europa dal medioevo all’età contemporanea”, “Governo dell’impresa, dell’amministrazione e della società nella dimensione internazionale”, è riservata non solo ai titolari di contratti a tempo indeterminato ma anche a chi ha “contratti di lavoro a tempo determinato o contratto di collaborazione in essere alla data di scadenza del bando”.

Mancano solo due giorni alla data di scadenza e guardaunpo’, in due giorni due dipendenti della Regione con contratti Cococo o di collaborazione a tempo determinato riescono a confezionare e a presentare la tesi di ammissione al dottorato.
Succede in Abruzzo, e succede alla corte di re Luciano. All’università dove tra l’altro è scoppiato un terremoto in seguito alla sospensione del docente di Diritto tributario Massimo Basilavecchia (coinvolto nell’inchiesta sui concorsi truccati di Firenze), si minimizza: in realtà, dicono fonti vicine al rettore Luciano D’Amico, il Ministero nelle linee guida per l’accreditamento dei corsi di dottorato stabilisce tra i requisiti  la “presenza di convenzione con altri soggetti istituzionali su specifici temi di ricerca o trasferimento tecnologico e che prevedono una doppia supervisione”. E aggiungono che l’Università non sostiene costi per questi dottorati e che le opportunità di lavoro futuro sono praticamente nulle.
Ma tutto questo nulla toglie al fatto che grazie a questa convenzione, tutti i dipendenti regionali, anche quelli con contratti di un anno, o con un contratto Cococo come la Evangelista, basta che siano alla corte di re Luciano, vengono ammessi ai dottorati. Alla faccia dei giovani figli di nessuno, dei tanti che devono studiare mesi e mesi, di quelli che se lavorano non riescono a prepararsi, di quanti non superano gli esami perchè i posti sono pochi e per loro, ma solo per loro, i test sono difficili.
ps: Alla faccia, insomma.

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