D'Alfonso, basta pasticci sugli incendi in Valle Peligna: sit-in davanti alla Regione


I manifestanti chiedono misure minime, finanche come chiusura delle strade di montagna e sistema di vedette per avvistamento incendi



Un sit-in, con tanto di striscioni, che ne spiegano il motivo (non ideologico, ma squisitamente di merito). Sugli incendi in Valle Peligna, ecco la mobilitazione di cittadini e residenti, che chiedono al Governatore di impedire altri pasticci e altre fiamme.

Dinanzi alla sede della Regione, a Pescara, “Stop devastazioni!” e "Mai più disastri in Valle Peligna", sono i messaggi a caratteri cubitali che Luciano D'Alfonso ha potuto leggere mentre, impegnato in un briefing con gli amministratori locali, discuteva di misure e provvedimenti da prendere sugli incendi che hanno martoriato la terra marsicana e l'Abruzzo intero (sul tema si segnala il Maperò di oggi).

Ma al di là delle promesse e della programmazione di interventi decise nel vertice (che è stato precluso al consigliere del M5S Pettinari), spicca la mobilitazione degli abruzzesi, stufi di azioni-tampone e niente affatto risolutive. Il riferimento è alla contrarietà verso il cosiddetto rimboschimento e verso altre "operazioni costosissime: sindaci e amministratori locali - dicono - devono opporsi a un'operazione che rischia di nutrire gli stessi interessi criminali che potrebbero avere organizzato l'attacco alle nostre montagne".

Nutrire gli stessi interessi criminali: un'accusa precisa e significativa, che meriterà attenzione nelle prossime settimane, non solo sui media che avranno il compito di monitorare contingenze e interventi della politica. I cittadini chiedono, invece, che la Regione Abruzzo si attivi per una serie di provvedimenti più utili, come "limitati interventi e puntuali azioni di ingegneria naturalistica per la difesa di aree abitate e strade più esposte", chiusura delle strade di montagna, sistema di vedette per avvistamento incendi, riconversione delle pinete artificiali.

Routine, insomma, e non voli pindarici verso azioni roboanti e a quanto pare secondarie, che non hanno impedito alle fiamme di mangiarsi ben 210 ettari di Abruzzo in soli otto mesi così come ha certificato il WWF (e non qualche speaker vicino al potere).

Tanto basta perché la politica regionale presti ascolto alle esigenze dei territori, senza imporre misure non chieste (e forse non così utili). O no?

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