Tutela acque del Gran Sasso: in Regione nasce il protocollo d'intesa. Ecco che c'è scritto


Sarà possibile ridurre al massimo il rischio di contaminazione esterna in attesa degli interventi strutturali



L’aumento sostanziale della tutela delle acque del Gran Sasso. Questo l’obiettivo del protocollo presentato dal vice presidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli.

Un atto siglato tra tutte le parti in causa: i Laboratori Nazionali del Gran Sasso-Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Strada dei Parchi Spa, Ruzzo Reti Spa, Gran Sasso Acqua Spa, Ente regionale per il servizio idrico integrato, Ambito territoriale aquilano, Ambito Territoriale Teramano, Asl di Teramo, Asl di L’Aquila, Servizio Igiene degli alimenti e nutrizione di Teramo, Servizio Igiene degli Alimenti e nutrizione di L’Aquila, Arta Abruzzo, Regione Abruzzo Dipartimento per la salute e il welfare, Regione Abruzzo Dipartimento opere pubbliche governo del territorio e politiche ambientali e l’ente Parco del Gran Sasso Monti della Laga.

La decisione è stata presa dopo i due episodi che “certificano il rischio di contaminazione” afferma Lolli, “in entrambi i casi le sostanze trovate nelle acque sono state di gran lunga inferiori ai limiti di legge, ma comunque non devono esserci”.

“L’acqua del Gran Sasso coabita con due importanti ricchezze di tutto il paese, non solo degli abruzzesi: si tratta del laboratorio di fisica nucleare, che è il più importante al mondo, e l’autostrada Strada dei Parchi, che ha un valore strategico fondamentale per tutto il territorio nazionale, non solo per chi la utilizza spesso, come noi aquilani - afferma ancora Lolli -. “L’obiettivo che il tavolo intende raggiungere anche attraverso il protocollo che stiamo mettendo in atto è quello di ridurre il rischio contaminazione a zero”.

Il vice presidente della Giunta spiega, poi, come la messa in sicurezza delle acque richiede la captazione di un’area vasta, quasi due chilometri, con la sostituzione del tubo che attualmente è in cemento in un tubo in acciaio inox. Ciò comporta un’ingente richiesta di risorse nei confronti dello Stato. “Si tratta di un’emergenza nazionale - afferma Lolli - ognuno faccia la sua parte, noi ci stiamo adoperando con questo protocollo per ridurre al massimo il rischio contaminazione in attesa che vengano effettuati i lavori”.

Il protocollo, infatti, prevede una serie di autorizzazioni e comunicazioni nei confronti degli enti preposti al controllo delle acque prima di eseguire qualsiasi operazione che prevede l’utilizzo di sostanze esterne. 

“Le tempistiche sono strette - conclude Lolli - dobbiamo muoverci entro la fine dell’anno perché scade la convenzione con Ruzzo. Che possiamo solo prorogare giustificandoci con l’avvio, e quindi la necessaria conclusione, dei lavori”.

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