Eni e Snam: così i gioielli italiani vanno oltre le miopìe del palazzo


Le performance di 100 aziende nel campo della sostenibilità


di Emma Derossi
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
10/06/2019 alle ore 18:34



Un sondaggio condotto dalla Lundquist (Future italia Top 100), società di consulenza attiva nel mondo digitale, ha analizzato e rilevato le performance di 100 aziende nel campo della sostenibilità. Tra le imprese italiane che meglio raccontano il proprio operato tramite video, testimonianze e casi concreti c’è sicuramente Eni.

Snam è molto attiva sui social network e Terna sa sensibilizzare a favore del cambiamento climatico pubblicando le performance di CO2 per ciò che riguarda le riduzioni. Anche Enel e Barilla sanno giocarsi molto bene la carta Twitter per campagne di difesa dell’ambiente. 

Quest’anno la Lundquist ha creato Future Italia Top 100, uno studio che interessa aziende quotate e non, valutate secondo due punti fondamentali: contenuti di sostanza e capacità di costruire relazioni con gli stakeholder. La novità del sondaggio consiste nel fatto che le aziende sono collocate in 4 quadranti, a cominciare dalle più virtuose che rientrano nella Gold Class (Eni e Snam) per passare alla Silver Class (A2a, Generali, Gruppo Hera, Prysmian, Terna, Tim) e al livello Bronze (Autogrill, Cnh Industrial, Enel, Erg, Intesa Sanpaolo, Italgas, Moncler, Mondadori, Sisal, Stm, Luxottica prima che sorgesse Essilux). 
46 le aziende denominate Sleepers, che non hanno passato l’ “esame”.

Questo perché è stato rilevato che non hanno “concretezza di base oppure l’azienda non comunica e lascia un vuoto”, come ha detto Joakim Lundquist, ceo dell'omonima consulting. La ricerca è stata basata su uso di contenuti editoriali (video, blog, articoli) per entrare in contatto con il grande pubblico, ossia sostenibilità per ciò che concerne l’innovazione e trasformazione del business, diversità, climate change. Le 100 aziende monitorate sono state sottoposte a valutazione per un intero anno sull’uso dei social (Facebook e Twitter).

Da qui emerge che le aziende nostrane fanno fatica a stimolare il dialogo con gli stakeholder, tant’è che su 19mila post di Facebook, il 21% di esse affronta il tema sostenibilità ma poi genera solo l’11% dell’engagement totale (like comment o condivisioni). Su Twitter invece, su 50mila tweet valutati, il 16% affronta il tema sostenibilità e il 14% sviluppa engagement. 

Il project manager del sondaggio, Paolo Cominetti, ha detto: «Il tema del clima è in molti casi motore di proposte commerciali innovative e nuovi modelli di business, per esempio efficienza energetica o mobilità». 
È stata affrontata anche la questione user esperience (fruibilità contenuti) e ogni  problema rilevato è costato all’azienda mezzo punto. Dal sondaggio è quindi emerso che in Europa c’è un gruppo ristretto di imprese che guidano le altre, avendo un approccio integrato e produttivo nei confronti della sostenibilità. Tuttavia, resta il fatto che la maggioranza delle aziende ha un atteggiamento difensivo e legato al solo rispetto delle procedure. Questo perché le imprese guida hanno compreso che la sostenibilità è «un fattore essenziale per la competitività e il successo futuro». 

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