Come sta in salute il nostro debito? Prospettive e azioni immediate


Italia fanalino di coda in Europa. Che succede ora su credito d'imposta e agevolazioni fiscali


di Emma Derossi
Categoria: ABRUZZO-ITALIA
10/06/2019 alle ore 15:36



Mentre il governo cerca di evitare la procedura di infrazione dell’Ue, gli analisti sono da tempo all’opera per studiare un piano di intervento efficace, con soluzioni che vanno dai tagli alla ristrutturazione. Il Governo è in allarme, il tempo è tiranno e priorità assoluta è quella di recuperare credibilità. 
Questo perché, oltre alla minaccia della procedura di infrazione c’è anche il timore del crollo di fiducia da parte dei mercati che va ad aggiungersi a una già difficile situazione. 

SPENDING REVIEW

Il ministro Giovanni Tria ha aperto ben sette tavoli di lavoro per riformulare la spending review. Si batterà molto su credito d’imposta, agevolazioni fiscali, tagli alle funzioni della Pubblica amministrazione, fabbisogni e costi standard dei ministeri, concessioni, canoni locali a uso pubblico ecc. Si riparte da zero. Nella lettera inviata a Bruxelles il 31 maggio scorso si parla di 8 miliardi di tagli in 3 anni mentre nel 2014 si parlava di 32 miliardi nel triennio, miliardi messi su carta dopo un’analisi fatta dall’allora commissario Carlo Cottarelli: «Da allora, riteniamo siano stati tagliati forse 7-8 miliardi, ottenuti non secondo le nostre indicazioni capillari ma per lo più con tagli lineari. L’unico risultato sostanziale è la centralizzazione degli acquisti nel sistema Consip». 

TASSA PATRIMONIALE

Tra i timori di soluzioni più drastiche si ipotizza l’istituzione di una tassa patrimoniale, unica soluzione che consentirebbe di trasferire al bilancio pubblico una parte dei cospicui risparmi privati, che secondo Bankitalia corrispondono a 9.743 miliardi. Tuttavia, non ci sono i presupposti e si portano avanti i condoni, che non stanno dando i risultati attesi. Attualmente, rottamazione Tre e saldo e stralcio hanno fatto incassare 1,2 miliardi. Con queste soluzioni sembra difficile raggiungere l’obiettivo di ridurre il debito e finanziare clausole Iva o Flat Tax. 

PRIVATIZZAZIONI

Altro tasto dolente sono le privatizzazioni. All’inizio del 2019 il Demanio ha messo all’asta 450 beni del valore di 14 milioni ma nel triennio l’obiettivo è raggiungere i 950 milioni. Tuttavia, le previsioni presentate a Bruxelles contengono la cifra di 18 miliardi per il solo 2019. Unica soluzione potrebbe essere la “Capricorn 2”, ossia l’acquisto di un pacchetto di quote da parte del Cdp (cassa deposti e prestiti) che ancora non possiede, il 29% di Poste, il 4% di Eni, il 23% di Enel. Ma la Commissione Ue ha già storto il naso perché in questo modo la Cdp rientrerebbe nell’ambito pubblico.

D’altronde, c’è anche da dire, come sostiene l’ex ministro Pier Carlo Padoan, che «la domanda non è "se" ma "quando e come" l’Italia ristrutturerà il suo debito. Purtroppo si è diffusa l’opinione che l’Italia sia inaffidabile e alla lunga, potenzialmente insolvente perché l’attuale governo ha sospeso la ricerca di un equilibrio strutturale». 
A Padoan fa eco l’economista Lorenzo Bini Smaghi: «Ristrutturare vuol dire mandare in disgrazia famiglie e andare incontro a un pesante downgrade di cui saranno vittime banche, assicurazioni, imprese. Poi si dovrà ricapitalizzarle, e come, con un altro debito?». 

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